Avvocato Marco Rossetti

Qual è la differenza tra separazione e divorzio?

Con la separazione legale i coniugi non pongono fine al rapporto matrimoniale, ma ne sospendono gli effetti nell'attesa di una riconciliazione o di un provvedimento di divorzio. La separazione può essere legale (consensuale o giudiziale) o "di fatto", cioè conseguente all'allontanamento di uno dei coniugi per volontà unilaterale, o per accordo, ma senza l'intervento di un Giudice e senza alcun valore sul piano legale. La separazione legale (consensuale o giudiziale) rappresenta una delle condizioni (la più frequente) per poter addivenire al divorzio.

Con il divorzio (introdotto e disciplinato con la legge 01.12.1970 n. 898) viene invece pronunciato lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili (se è stato celebrato matrimonio concordatario con rito religioso, cattolico o di altra religione riconosciuta dalla Stato italiano). Col divorzio vengono a cessare definitivamente gli effetti del matrimonio, sia sul piano personale (uso del cognome del marito, presunzione di concepimento, etc.), sia sul piano patrimoniale. La cessazione del matrimonio produce effetti dal momento della sentenza di divorzio, senza che essa determini il venir meno dei rapporti stabiliti in costanza del vincolo matrimoniale. Solo a seguito di divorzio il coniuge può pervenire a nuove nozze.

Qual è la differenza tra separazione consensuale e separazione giudiziale?

Nella separazione consensuale sussiste un accordo tra i coniugi in ordine alle condizioni (personali e patrimoniali) della separazione stessa. Il Tribunale si limita ad omologare tale accordo (cioè ad assicurarsi che siano rispettati i diritti di ciascun coniuge e della eventuale prole) mediante decreto.

In caso di disaccordo, invece, si ricorre alla separazione giudiziale. In questo caso la separazione viene pronunciata con sentenza dal Tribunale, che si impone nel decidere le condizioni.

Il diritto di chiedere la separazione (consensuale o giudiziale) spetta a ciascun coniuge, anche in mancanza di consenso dell'altro coniuge. La procedura si avvia mediante ricorso al Tribunale competente per territorio, in base al comune dove si trova la casa coniugale.

Cosa si intende per danno esistenziale?

Il danno esistenziale è quello derivante dalla forzosa rinuncia allo svolgimento di attività non remunerative, fonte di compiacimento o benessere per il danneggiato, ma non causata da una compromissione dell'integrità psicofisica.

La categoria del danno esistenziale è stata elaborata piuttosto di recente dalla giurisprudenza, e non trova alcun esplicito riscontro normativo.

Il danno esistenziale si differenzierebbe dalle altre tipologie di danno, e precisamente: dal danno patrimoniale, poiché non è determinato da un pregiudizio economico di qualsiasi natura; dal danno morale perché l'azione compiuta dal responsabile può non integrare gli estremi di un reato e perché non consiste in una sofferenza ma in una privazione di un'attività concreta, un non facere; infine dal danno biologico poiché il danno esistenziale può sussistere anche prescindendo dall'esistenza di una lesione alla persona come compromissione dell'integrità psico-fisica del soggetto danneggiato (Cass. 7.6.2000, n.7713; Cass. 3.2.1999, n. 911).

Quando avviene il perfezionamento di un contratto?

La regola generale è che il contratto si conclude nel momento in cui chi ha formulato la proposta ha conoscenza dell'accettazione dell'altra parte (art. 1326 c.c.).

Spesso però i contratti si concludono senza necessità di una formale accettazione, dando semplicemente esecuzione ad un ordine ricevuto (anche verbale). In tal caso è comunque onere dell'accettante di comunicare senza ritardo all'altra parte l'inizio dell'esecuzione (art. 1327 c.c.).

Diverso è il caso dei cosiddetti contratti reali , che si perfezionano invece con la consegna della cosa. Essi sono espressamente previsti dal codice civile e sono: il mutuo, il comodato, il deposito e il pegno.

Quali sono i beni che possono costituire oggetto di successione?

Il nostro ordinamento prevede di regola la trasmissione per successione dei soli diritti patrimoniali, come si evince dagli artt. 587 e 588 c.c., mentre tutti i rapporti non patrimoniali, sia personalissimi che familiari, si estinguono con la morte del titolare.

In seno ai beni patrimoniali non sussiste alcuna limitazione, essendo trasmissibili per via ereditaria tutte le posizioni patrimoniali del testatore, attive (crediti) e passive (debiti).

Quali sono i mezzi predisposti dalla legge per recuperare un credito?

(A) Nel caso in cui il credito sia incorporato in un titolo di credito (cambiale, assegno bancario o altri documenti ai quali la legge attribuisce la medesima efficacia), alla scadenza, questi divengono automaticamente esecutivi, ed è possibile procedere subito ad un'azione di recupero mediante precetto di pagamento (v. risposta specifica per l'assegno).

(B) Un'altra procedura assai utilizzata è quella del ricorso per decreto ingiuntivo. Si tratta di un ordine di pagamento (o consegna) dato al debitore dal giudice mediante decreto. Tale provvedimento può anche essere emesso (o divenire) esecutivo, garantendo al creditore di poter agire immediatamente e coattivamente senza intraprendere un'azione giudiziaria ordinaria. Il decreto ingiuntivo può però essere richiesto solo ove sussistano determinate condizioni.

(C) Qualora non siano esperibili le procedure sopra indicate, si farà ricorso ad un procedimento ordinario (con all'esito una sentenza), volto ad accertare l'esistenza e la consistenza del credito e a condannare il debitore all'adempimento

(D) La novità in questo campo è una diretta conseguenza dell’introduzione della nuova negoziazione assistita, istituto previsto dall’ultima riforma del processo civile. Uno dei campi in cui la negoziazione assistita è obbligatoria, infatti, è proprio quello del recupero delle somme di denaro fino a 50mila euro. In particolare, la nuova legge dice che chiunque voglia proporre in tribunale (o dal giudice di pace) una domanda per ottenere il pagamento di somme, fino a un massimo di 50 mila euro, dovrà prima attivare la nuova procedura di negoziazione assistita.

Cos'è la firma digitale?

Una definizione legislativa di firma digitale è contenuta nell'art. 1 del D.P.R. 28.12.2000, n. 445 (disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, anche denominato Testo Unico in materia di Documentazione Amministrativa) che contiene la seguente definizione:

firma digitale è un particolare tipo di firma elettronica qualificata basata su un sistema di chiavi asimmetriche a coppia, una pubblica e una privata, che consente al titolare tramite la chiave privata e al destinatario tramite la chiave pubblica, rispettivamente, di rendere manifesta e di verificare la provenienza e l'integrità di un documento informatico o di un insieme di documenti informatici.

La firma digitale può essere distinta in leggera oppure pesante (o forte, o qualificata), a seconda del grado di sicurezza che garantisce. Per firma pesante ci si riferisce ad una firma elettronica che soddisfi i seguenti requisiti:

(A) essere connessa in maniera unica al firmatario;
(B) essere idonea ad identificare il firmatario;
(C) essere creata con mezzi sui quali il firmatario può conservare il proprio controllo esclusivo;
(A) essere collegata ai dati cui si riferisce in modo da consentire l'identificazione di ogni successiva modifica di detti dati.

Affinché sussistano tali requisiti, la firma digitale forte deve passare attraverso la validazione di un Ente certificatore esterno, che operi secondo procedure rigorose e a loro volta "certificate" verificabili ricorrendo ad un elenco pubblico, e a ciò espressamente preposto (ad es. le Camere di Commercio), e deve rispondere a tutta una serie di certezze di carattere tecnico e materiale (ad es. che il firmatario sia il solo a conoscere la chiave privata che attiva la procedura di firma).

Quando può essere chiesta l'interdizione?

Il codice civile stabilisce che possono essere interdetti il maggiore di età e il minore emancipato i quali si trovino in condizioni di abituale infermità di mente che li rende incapaci di provvedere ai propri interessi (art. 414).

Per abituale infermità di mente, la giurisprudenza non intende solo l'esistenza di una tipica malattia di mente, con caratteristiche partomogiche ben definite, ma anche la semplice presenza di un'alterazione nelle facoltà mentali, tale da dar luogo ad un'incapacità totale o parziale di provvedere ai propri interessi (cass. 2553/76).

In quali casi si può richiedere lo sfratto?

Il procedimento per ottenere la convalida di sfratto può avviarsi ad opera del locatore:
(A) per finita locazione: quando il contratto è scaduto o sta per scadere;
(B) per morosità: in caso di mancato pagamento del canone decorsi venti giorni dalla scadenza prevista, oppure in caso di mancato pagamento, nel termine previsto, degli oneri accessori quando l'importo non pagato superi quello di due mensilità del canone.

In tutti i casi la procedura si avvia con una intimazione, rivolta dal locatore al conduttore, di lasciare libero l'immobile, con contestuale citazione in udienza del conduttore per la convalida.

Quale maggioranza è necessaria per poter installare un ascensore in un condominio?

L'art. 24 della L. 104/92, prevede che la delibera per l'installazione di un ascensore possa essere approvata con un numero di voti che rappresenta la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell'edificio, oppure anche con un numero di voti che rappresenta il terzo dei partecipanti al condominio e almeno un terzo del valore dell'edificio, se l'assemblea è in seconda convocazione. Comunque l'ascensore dovrà rispettare le dimensioni previste dal D.P.R. n. 236/89.

MARCO ROSSETTI PERCHÈ?

Persona seria ed affidabile, puntuale e precisa con i clienti. Ha specifiche competenze nel campo del diritto civile. Inoltre ha fornito assistenza e consulenza a società italiane e soggetti privati nel campo del recupero crediti e del risarcimento del danno sia in materia di sinistri stradali, sia in materia contrattuale che extra contrattuale.

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